venerdì 17 agosto 2012

Farmaci, la beffa del governo

Il ministro Balduzzi ha promesso una norma per obbligare i medici a scrivere sulla ricetta il nome della molecola invece del marchio della medicina. Ma i poteri forti della salute si sono ribellati. E l'esecutivo ha subito ceduto.

La spending review, in materia di farmaci, poteva fare molto. Ma ha partorito un topolino. Monti ci aveva promesso una norma che obbligasse finalmente l'accoppiata medico/farmacista a fare il nostro interesse e non quello delle industrie. Ci aveva promesso di obbligare i medici a scrivere sulla ricetta il nome della molecola che ci serve per guarire. E non quello del prodotto di marca prodotto da un'azienda specifica, di modo che il farmacista dovesse darci la confezione che costa meno; cioè, quando esiste, il cosiddetto generico che non costa meno perché è più scadente ma perché, essendo scaduto il brevetto, è prodotto da diverse aziende e questo abbassa il prezzo. Invece dal balletto delle lobby è uscita una norma azzeccagarbugli che confonde tutti: il medico deve scrivere sì il nome della molecola, ma anche può indicare la marca che preferisce e può obbligare il farmacista a consegnare proprio quella marca scrivendo un codicillo vincolante, sempre su quella ricetta. Che bel casino! Un pastrocchio che dovrebbe accontentare tutti. E infatti il ministro Balduzzi dichiara che è un equilibrio tra le esigenze di tutti, medici, farmacisti e industrie. E i pazienti? Balduzzi si li è dimenticati. Ma vorrei ricapitolare i fatti per chiarire perché questa è, come si dice a Roma, una sòla. 

1. quando scade il brevetto di un farmaco, qualunque industria, riconosciuta e autorizzata a produrre farmaci, può commercializzare il prodotto dal brevetto scaduto. e questo abbassa il prezzo. in tutti i paesi sensati la cosa sembra conveniente, tanto che in Inghilterra, ad esempio, ben l'83 per cento dei farmaci venduti sono generici, così come il 78 per cento di quelli venduti nella terra del liberismo, gli Usa. In Italia invece, nemmeno uno su due (solo il 47 per cento). la ragione di questa anomalia sta nel fatto che tutto è organizzato per spingere i poveri pazienti a comprarsi il farmaco di marca. 

2. nonostante la stolidità di Farmindustria che protegge farmaci vecchi e copiati invece che lasciarli ai produttori di generici per aprire la strada a farmaci nuovi e importanti, l'opera benemerita del fu-presidente Aifa Nello Martini ha fatto sì che il Ssn nazionale rimborsi al farmacista solo il prezzo del genrico. Ovvero: se io mi voglio comprare (perché il medico mi fa capire che funziona meglio) il gridato, pago la differenza. Il che dimostra che, nei fatti, questa puttanata d'agosto finisce col penalizzare soprattutto i cittadini. 

3. Ma non solo. Perché, nonostante quello che si è letto in questi giorni nelle varie dichiarazioni di medici e industriali, è chiaro a tutti che se si vendessero più generici, i produttori potrebbero abbassare ancora i prezzi con conseguente risparmio per il Ssn. E infatti Monti aveva introdotto la norma sui generici proprio perché contava di risparmiare circa 300 milioni l'anno. 

Il ministro Renato Balduzzi 4. Nonostante tutto, però, i farmaci di marca continuano a essere venduti ben più di quelli economici. Sostanzialmente perché il paziente è per lo più prono ai desideri del suo medico e se egli lo convince che il brand è meglio caccia gli euri dal suo portafoglio. ma non vi fa rabbia? Che i medici si approfittino così delle insicurezze e delle paure dei malati? Comunque, per ovviare a questa distorsione, il governo aveva introdotto nella spending review una norma che obbligava i medici a scrivere solo il principio attivo, che è quello che cura. Ma i medici hanno urlato alla lesa maestà: loro vogliono prescrivere quello che gli pare. E di per sé mi starebbe pure bene se, negli anni, non avessero dimostrato una imbarazzante propensione a fare gli interessi della grande industria e non quelli dei loro pazienti. 

5. Ora che il governo ha ceduto alle lobby congiunte dei medici e di Farmindustria, però, tutti gridano, ancora, alla lesa maestà. il segretario della federazione dei medici di medicina generale (Fimg), Giacomo Milillo, ha persino detto al Corriere della Sera che i suoi colleghi potrebbero non sapere il nome della molecola ma solo quello del prodotto, e che quindi questo aggrava le loro giornate: dovendolo scrivere saranno costretti a scoprirlo. Beh spero proprio di non finire nelle mani di quel medico che consulta più gli informatori delle aziende che la letteratura scientifica e quindi conosce i colori della scatolina e non le scoperte degli scienziati. Ma Milillo non sembra rendersi conto della figura grottesca che fa fare alla categoria. 

6. risultato: i pazienti continueranno a bersi la fola che il brand è meglio e a pagare la differenza, e le industrie continueranno a fare profitti su roba vecchia che sembra interessargli molto di più della sfida di scoprire nuovi farmaci e metterli rapidamente sul mercato. 

Fonte: Daniela Minerva per L'Espresso, 31 luglio 2012

lunedì 6 febbraio 2012

Salute: integratori sotto esaeme in USA e UE, problema tossicità

Drenano i liquidi in eccesso, potenziano i muscoli, aumentano la resistenza fisica: sono le promesse, non sempre mantenute, degli integratori, disponibili ovunque, dai supermercati, ai negozi specializzati, al gran bazar di Internet. Questa volta sono nuovamente sotto accusa per un allarme rimbalzato da un capo all'altro dell'oceano, dagli Stati Uniti, all'Europa. Innanzitutto i fatti: il Dipartimento della Difesa americano ha rimosso tutti i prodotti contenenti dimetilamilamina (dmaa, equivalente alla metilesanamima, inserita nella lista delle sostanze dopanti della Wada) dai negozi delle basi militari dopo la morte di due soldati di 22 e 32 anni che hanno avuto un infarto mentre facevano esercizi fisici. I prodotti acquistabili nelle basi americane, Jack3d e OxyElite, erano reperibili anche nei negozi specializzati e su Internet. Il secondo allarme è arrivato da un gruppo di ricercatori di Milano e di Wageningen, nei Paesi Bassi. In uno studio pubblicato su Food and Nutrition Sciences gli esperti hanno riscontrato in alcuni integratori vegetali la presenza di alchilbenzene, già vietata nell'Unione Europea come aromatizzante per gli alimenti.
In una parte di questi prodotti, a base di basilico, finocchio, noce moscata, sassofrasso, cannella, calamo o i loro oli essenziali, la quantità di alchibenzene era paragonabile a quella che, nelle sperimentazioni cliniche sugli animali, fa aumentare i casi di cancro al fegato. (ANSA).

Fonte: Filodiretto Federfarma, 6 febbraio 2012